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martedì 13 gennaio 2015

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Un altro modo di ammazzare gli autori indipendenti: l’IVA


Da quando ha avuto inizio la meravigliosa, per le opportunità che ha dato, era di Amazon e del Self Publishing, in Italia ci sono state molte trovate per ammazzare questa cosa sul nascere. Oltre al problema del blocco psicologico degli italiani per l’ebook, ci sono state varie fasi di tentato selficidio: ignorare l’esistenza di lavori validi, tentare di danneggiare tutta la categoria degli indipendenti prendendo a esempio pochi casi esemplari in quanto a bruttura.
Poi ci hanno pensato gli scrittorucoli, inondando le categorie di genere con opere che nulla avevano a che fare con la narrativa di genere.
In questi giorni, però, è arrivato il primo colpo serio, che mina non tanto la qualità, quanto la quantità dei guadagni degli autori indipendenti, aumentando quelli delle case editrici: la diminuzione dell’IVA al 4%.
Come può una diminuzione di IVA diminuire i guadagni o essere nociva per gli autori indipendenti?
Semplice, per loro non c’è nessuna diminuzione, ma un aumento, in base alle nuove regolamentazioni europee.
Dal nuovo anno, a causa della nuova legislazione, chi acquista qualcosa su Amazon paga l’IVA in base al paese in cui si trova; ci si può lamentare di questa cosa, ma ci si deve sottostare.
Dopo questo colpo di genio dell’Unione Europea, c’è stata la grande mossa pubblicitaria del governo in carica, nella persona del ministro Franceschini, di abbassare, finalmente, l’IVA sugli ebook, non considerandoli più come software, ma come libri elettronici.
L’IVA sull’ebook è passata quindi dal 22% al 4%, come sui libri cartacei.
Ma non per gli autori indipendenti.
L’abbassamento dell’IVA è collegato alla possessione dell’ebook di un ISBN (international standard book number, un codice che identifica a livello internazionale il libro e l'edizione dello stesso), cosa che possiedono, almeno in linea generale, solo gli ebook delle case editrici, poiché possono permettersi di sostenere le spese relative all'acquisto di un ISBN.
A nulla servirebbe spiegare che l’ISBN serve solo a tracciare un libro, e che l’ebook è tracciabile in altri modi, tramite l’ASIN (amazon standard identification number), il numero identificativo di ogni prodotto Amazon, che, date le dimensioni del mercato dello stesso, assume valenza internazionale.
A nulla servirebbe spiegare che ora le case editrici non hanno abbassato i prezzi, vedendosi aumentare i guadagni di quel 16% che prima era tassato.
A nulla.
Tutti gli autori indipendenti si sono visti aumentare i prezzi dei propri ebook del 19% (Perché, prima, l’IVA imposta da Amazon era al 3%), a meno che non spendano centinaia di euro per acquistare ISBN obsoleti.
O che non si iscrivano a portali italiani, che sono notoriamente poco funzionanti, specie quando devono corrispondere le royalties.
O che non acquistino ISBN dall'estero, mandando a quel paese anche l’idea di tracciabilità del libro.
L’IVA al 4% sui libri fu messa per aumentare la diffusione della cultura.
Oggi, finalmente, un libro è un libro.
Solo se pubblicato da una casa editrice, però.
Un libro è un libro stocazzo.
http://moonbasefactory.blogspot.co.uk/2014/05/domenico-attianese.html

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18 commenti:

  1. non so, io credo che tutto sommato questa legge vada nella direzione giusta. capisco che non è perfetta, ma d'altra parte a livello normativo è necessario che ci sia un modo univoco e oggettivo per stabilire "cosa" è un libro, quando non è più la natura fisica a renderlo evidente. si è deciso un libro è ciò che ha un ISBN. dal punto di vista legale non so se ci sono sistemi più efficaci per definire la questione. usare l'ASIN come spartiacque significherebbe concdere ad Amazon un "potere" ai limiti del legislativo: usare un codice di sua creazione e uso, che non rispetta standard internazionali, per applicare una legge internazionale? non mi sembra così appropriato...

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  2. ma il dover pagare un privato per avere un agevolazione fiscale ti sembra normale ?

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  3. se è per quello devi pagare il commercialista per farti fare la dichiarazione dei redditi... voglio dire, non sarà normale, ma è un sistema di certificazione che più o meno è uno standard in molti altri campi. per dire, se ho un'azienda che produce formaggi e voglio una certificazione IGP, pago l'azienda che può certificare il rispetto di quei criteri nella mia azienda, dopodiché posso usufruire di tutti i benefici che la certificazione comporta. so che l'esempio non calza perfettamente, ma quello che intendo è che deve pur esistere un sistema oggettivo di differenziare un libro da un qualunque altro tipo di prodotto (che poi era la ragione per cui avevano l'iva al 22%, erano assimilati a software). io non sono "dentro" il settore, ma l'ISBN mi sembra il criterio più semplice per operare questa distinzione.

    senza contare che appoggiandosi all'ASIN daresti comunque a un privato l'autorità per decidere se farti avere quest'agevolazione o meno, visto che è un codice proprio di amazon.

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  4. Questa della natura fisica è una bella questione.
    Perchè Urania non è un libro?
    (dico Urania ma potrei dire Segretissimo, o qualunque altra collana da edicola)
    Non è un libro.
    Non ha ISBN (ragion per cui molti rifiutano di recensirla)
    E paga l'IVA al 4% - esiste infatti una classe riconosciuta di oggetti fisici simili a libri che libri non sono, le riviste, alle quali si applica un'IVA al 4%.
    Come alla maggior parte dei prodotti editoriali fisici.
    Questo per dire che non è così difficile sfuggire alle classi predefinite - basta usare il buon senso e crearne di nuove o estendere quelle vecchie.
    Ed infatti qui se ne è estesa una vecchia (libri) per includerne un'altra (libri in formato digitale) - ma si è fatto un lavoro a metà.
    Quasi si volesse colpire una categoria nello specifico.
    Ma questo è pensar male, naturalmente.
    Ma non era forse Giulio Andreotti che diceva che a pensar male si fa peccato, ma di solito non si sbaglia?

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  5. vero, urania non ha l'ISBN, ma ha comunque un altro codice che è l'ISSN, che è quello dedicato a riviste e periodici. presumo che la normativa preveda che l'ISSN caratterizza un prodotto equiparabile al "libro". può anche darsi che nella legge che abbasa l'iva sugli ebook si stabilisca anche che la cosa vale per ISBN e ISSN, ma si parla di ISBN perché è quello più evidente e conosciuto (sto ipotizzando, non lo so e in realtà non so nemmeno che iva paga urania).

    però dai, a dire che la legge sia stata fatta per colpire il selfpublishing mi sembra si vada nel complottismo da NWO...

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    1. Sono d'accordo con te, ho scritto due giorni fa qualcosa a proposito di questa "curiosa" vittoria dell'IVA. Però l'ISSN è cosa ben diversa dall'ISBN. Identifica una seriale, e prescinde dalla casa editrice. Un seriale, senza ISBN, non è un libro ma una pubblicazione periodica, che sia un porno, una rivista di gossip, di politica o una serie come Urania. Tutte le uscite hanno lo stesso numero, proprio perché è la serie a essere identificata e non il singolo numero. Quindi è l'ISBN che caratterizza il prodotto libro.

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    2. Gli ebook Urania però hanno un ISBN.

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  6. Ma chi è questo signore che in 10 mesi non si è mai fatto vedere sul blog e ora se ne esce con queste pirle di saggezza?

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  7. Che poi non confondiamoci - a venire colpiti sono i lettori, perché l'IVA va sempre a colpire l'utente finale.
    Gli autori/editori vengono colpiti perché per adeguarsi all'IVA devono alzare i prezzi, ma per loro è più un danno di immagine che un effettivo danno economico - a meno che i lettori non prendano male il rialzo del 20%, naturalmente.
    Qui l'assurdo è che si crei un dopio standard dopo una campagna che voleva abbattere il doppio standard.
    Un libro è un libro, ma con alcune eccezioni... eccezioni che non sono di forma, ma di conformità a una pratica che non è obbligatoria.
    E questo penalizza i consumatori, e va a penalizzare indirettamente alcune categorie di autori/editori.
    Se non è una manovra voluta, è una assoluta dimostrazione di scarsa intelligenza.

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  8. Non mi sorprenderei se mi dicessero che chi ha scritto il testo della legge semplicemente ignorava l'esistenza degli indipendenti.

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  9. Ho letto l'articolo, così come ho letto il post di Alessandro Girola di qualche giorno fa. Sono tutte considerazioni giuste per chi usa Amazon, probabilmente la maggioranza assoluta degli autopubblicati. Faccio solo notare (dal basso del mio unico libro finora autopubblicato) che per chi usa Narcissus questa legge è positiva. L'ISBN è gratis e l'IVA precedente era quella italiana e non quella Lussemburghese.
    Poi possiamo parlare dell'affidabilità, della solvibilità, della simpatia della società di Tombolini: quelli sono discorsi a parte, dei quali finora non so abbastanza pertanto non ne parlo. Io mi limito ad aggiungere i miei 2 cent alla discussione.

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  10. ah certo, ma quasi sicuramente chi ha scritto la legge non ha minimamente pensato a studiare il settore e non ha idea di cosa sia il fenomeno del selfpublishing (e probabilmente non sa bene nemmeno cosa sia un ebook), però questo la rende una delle tante leggi improvvisate ma tutto sommato benintenzionate. ci posso vedere la superficialità, ma non il dolo.

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  11. Questa interpretazione, sinceramente, mi sembra una forzatura. Fermo restando che la distinzione tra la "comunità Kindle" e il resto del mondo è assurda, mi viene da dire che Amazon stessa l'ha cercata, con una serie di scelte che portano a questo. Perché leggo così tante critiche al legislatore e nessuna a quella che dopotutto è una scelta aziendale? L'ISBN non è solo un "servizio a pagamento offerto da un'azienda privata": è uno standard internazionale. Che ha dei costi, certo, che ogni editore si sobbarca. Perché, mi chiedo, un autore-editore, definizione spesso usata, non dovrebbe valutare, in base ai benefici, se sostenere questo onere?
    Ovviamente si può controbattere che l'utilità dell'ISBN è dubbia, ma questo è un altro discorso. Di sicuro è utile ai fini di questo provvedimento, che non include tanto gli ebook nell'elenco dei prodotti agevolati, quanto estende la definizione di libro a tutte le pubblicazioni con ISBN.

    Per la cronaca, ho trovato un'altra categoria che si lamenta: gli editori di giornali (Fieg). Pare infatti che sulle edizioni digitali di quotidiani e periodici si continui a pagare il 22%. E' quindi una norma contro gli editori?

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  12. Perché i giornali non hanno isbn.
    Ma il punto è l'isbn.
    Ché se un libro è un libro, non si può considerare non-libro un file identico ma sprovvisto di un codice numerico che non ha altra utilità che l'identificazione del libro stesso. Cosa che anche l'ASIN di Amazon garantisce (l'identificazione).

    Quindi, a mio avviso, la questione non è risolta affatto.

    Amazon non ha fatto una scelta aziendale, si è adeguata all'IVA locale. Prima Amazon era l'eccezione, visto che fissava l'IVA al 3%.

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    1. Intendevo dire che anche per le edizioni digitali dei quotidiani c'è un regime fiscale diverso rispetto al cartaceo.
      La scelta aziendale è quella di non offrire un servizio che altre piattaforme forniscono a pochi euro o gratuitamente.

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  13. L'ISBN non è obbligatorio, in quanto tale non puoi spacciarti per grande legislatore che ha finalmente risolto la questione ebook quando, togliendo ogni altro pensiero di tentativo di affossare una categoria o avvantaggiarne un'altra, hai solo scaricato il problema.
    "Ok, se ha l'ISBN è un libro. Perfetto, ciao a tutti."

    Davvero? No, Davvero?

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  14. Uhm... Secondo me la questione non è così semplice. Cioè, tra l'ipotesi "voler colpire gli indipendenti" e "ignorare l'esistenza di (veri) autori indipendenti"... Beh, propendo per la seconda.
    Sono in linea di massima d'accordo con Xeno: Amazon ha deciso, non fornendo l'ISBN, una precisa politica aziendale. E siccome qualcuno sta cercando il modo di colpire Amazon... Beh, questa è un'altra ipotesi. Del resto, come detto poco più su, non è escluso che gli autopubblicati si gettino in massa su un servizio di autopubblicazione che fornisce il famoso ISBN. Qualcuno ha detto ilmiolibro? No, io no.
    Infine, una considerazione: non so se vi capita di vederlo, ma se vi fate un giro su Amazon, troverete un sacco di "libri" che in realtà altro non sono che una raccolta di foto erotiche e/o pornografiche. Non è difficile trovarle, cercate un paranormal romance e nel giro di due o tre "chi ha comprato questo ha comprato anche..." ve li trovate davanti. Ecco, questi risultano tra la categoria "Kindle Store", e se Amazon si limitasse a fornire a chiunque un codice ISBN... Beh, ecco che anche questa roba avrebbe l'iva ribassata. Va bè, poi viene da chiedersi chi mai nell'era di internet comprerebbe un libro digitale di foto pornografiche... XD
    Ma il punto è un altro: IN TEORIA l'assegnazione di un ISBN dovrebbe garantire che ciò che viene venduto come un libro... Beh, sia effettivamente un libro.
    Quindi io credo che in linea di principio la normativa non sia del tutto folle...

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